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Intervista al professionista: Creatives And Creator

Parlare di sé, di ciò che si fa, non è semplice come sembra, la difficoltà aumenta quando a doverlo fare si è in due, con storie, esperienze e bagagli differenti…ma ci proveremo.

Siamo Alessandro e Francesco, un pugliese e un campano che Roma ha fatto incontrare ed innamorare tredici anni fa, un ariete e un toro che da più di quattromila giorni battibeccano su più o meno tutto, due testardi con tante passioni che negli anni sono entrate tutte a pari diritto a far parte della nostra quotidianità e del nostro lavoro.

Uno studente di architettura appassionato, con l’amore per l’antiquariato e i pennelli nella tasca, e uno studente di un’accademia di moda con uno spiccato senso del bello e l’immaginazione, quella vera.

Negli anni, le carte di questo “gioco” si sono mescolate e chi si occupava di moda si è trovato a cercare per mercatini l’oggetto dimenticato… e chi aveva avuto fino a poco prima matita e righello in mano si è messo a cucire, tutto con estrema naturalezza, al punto che ci siamo ritrovati ad essere l’uno indispensabile per il lavoro dell’altro, e a farci qualche domanda su quello che era diventata la nostra quotidianità.

Ed è un po’ per caso che è iniziato tutto.  O forse no.

Quelle che erano le valigie di ognuno, sono diventate cosi il nostro armadio comune, un armadio a molte ante, con tantissimi cassetti nei quali abbiamo riposto con cura oltre ai maglioni e alle camicie, pile di fogli, gessetti, scampoli di tessuto e passamanerie.  Ogni ripiano contiene strumenti, oggetti, materiali che ogni qualvolta siamo davanti ad un nuovo progetto, magicamente trovano posto l’uno accanto all’altro fino a comporre il quadro d’insieme.

Oggi, quando abbiamo un nuovo progetto da sviluppare, quell’armadio si apre, e le valigie sul letto si riempiono di tutto ciò che in quel viaggio potrà tornarci utile; brevi o lunghi che siano i nostri viaggi, sappiamo sempre cosa portare con noi, la nostra esperienza ci permette di sapere in anticipo se è meglio prendere solo un paio di colori, o portarci dietro tutto l’arcobaleno.

In fondo, la vita cos’è se non un viaggio bellissimo?

La meta del viaggio è sempre la discriminante maggiore per quel che riguarda il bagaglio da preparare. Sapere dove si va, ci fa scegliere se portare con noi maglioni pesanti o costumi da bagno; allo stesso modo, ogni nostro viaggio creativo” ha una destinazione finale, che porta con sé delle caratteristiche che ci fanno immaginare preventivamente quello che potrà servire al suo compimento. Fin da bambini, abbiamo avuto entrambi la capacità di immagazzinare bellezza, non solo quella canonica che tutti riconosciamo, ma anche tutta quella più popolare che la nostra immaginazione potesse poi rielaborare.

Oltre alla ricerca costante, la nostra collezione immateriale di immagini, luoghi, dettagli e suggestioni, ci permette oggi di attingere alle più disparate fonti di ispirazione, ci consente di entrare in un immaginario predefinito, ed estrapolare quelli che sono gli elementi che vogliamo inserire in un determinato contesto.

Quante volte abbiamo sentito l’espressione “si accende la lampadina”? Immaginiamo infinite, e noi possiamo garantirvi che è esattamente cosi. Non ci sono interruttori, non ci sono quadri elettrici ad indicarci come farlo, si parte da un punto, da una foto, e si inizia “il decollo” di un viaggio fatto di appunti, di schizzi, di colori, di “immagina se” e “sai a cosa stavo pensando?” fino ad arrivare al momento in cui ci si ferma e tutto è chiaro ed evidente, come quando stai atterrando e dal finestrino intravedi i monumenti, le case e le strade della citta che stai per visitare.

Ed è in questo momento in cui l’entusiasmo è arrivato al suo apice, che tutti gli elementi che influenzano la nostra creatività si compongono in un’immagine. Ed è allora mentre l’hostess invita tutti a rimanere seduti, che dalla valigia la Moda sussurra “e se pensassimo di inserire delle balze o dei volant?” e non fa in tempo a dirlo che l’antiquariato le fa eco “ho dei candelabri che sarebbero perfetti”.

E insieme alle loro, tante altre voci si uniscono al coro, arrivano l’architettura, poi l’equilibrio, l’eleganza, e senza essercene accorti siamo sulla soglia della passerella con l’hostess che ci saluta.

Ed è in quel preciso momento, inevitabilmente sempre in quello, che ci guardiamo l’un l’altro, tanto entusiasti quanto impauriti e ci chiediamo “ma abbiamo preso tutto?”

Ogni progetto decor è per noi unico, e quel carattere di unicità non è per noi una scelta, ma un’esigenza.

 Recuperati i bagagli, e pronti ad una nuova avventura, le strade da intraprendere sono pressoché infinite.

La scelta più ovvia sarebbe per noi, come per tutti d’altronde quella di seguire una guida dettagliata che ci spiega passo dopo passo come fare o cosa vedere, ma a noi gli itinerari prestabiliti non piacciono affatto.

Il campo degli eventi e nello specifico quello degli allestimenti, ha molteplici visioni e interpretazioni, può essere influenzato dalle tendenze cosi come accade nella moda o nel design, può rimanere radicato a stereotipi più o meno di successo e può subire variazioni significative in base ai gusti e alla sensibilità di chi lo interpreta.

Entrare in questo mondo, per noi non è stata una scelta, ma il frutto di percorsi personali e professionali che ci ha portato qui. Non ci siamo svegliati una mattina con l’idea di fare questo mestiere e quindi di doverne impararne meccanismi e fondamenti, ma esattamente il contrario; le nostre esperienze in vari ambiti e le competenze acquisite negli anni ci hanno portato a concretizzare ed unificare quella che oggi è la realtà di creativesandcreators.

Quindi l’idea di seguire quella guida di cui parlavamo prima, non ha mai fatto parte delle nostre scelte.

Iniziare a camminare e farsi affascinare dalle piccole botteghe, dai mercatini delle pulci e dalle insegne un po’ sgualcite che si incontrano sulle strade secondarie, questa è la parte del viaggio che preferiamo.

Ed è esattamente questo modo di fare un po’ fuori le righe che connota e definisce il nostro modo di lavorare; pensare, cercare, rielaborare, modificare gli elementi che fanno in qualche modo parte della nostra vita, rendendoli protagonisti dei nostri allestimenti.

Ogni qualvolta affrontiamo lo sviluppo di un progetto decor, la prima domanda che ci poniamo è “cosa vogliamo realizzare”? Cioè in quale immaginario estetico vogliamo far rientrare quello specifico allestimento? Chiarito questo, le domande non si esauriscono, anzi, ma senza dubbio rispondere alla prima domanda è propedeutico a quelle future e ci dà indicazioni precise sulla scelta di tutti gli elementi che comporranno quel progetto.

Scelta a volte semplice, lo ammettiamo, ma molto più spesso non lo è, ed è proprio in questi casi che il nostro animo di artigiani ci viene in soccorso. Conoscere i materiali ed avere una discreta manualità ci consente di modificare gli oggetti a nostro piacimento; talvolta nel colore, talvolta nella forma, attribuendo quindi loro quella versatilità che altrimenti non avrebbero.

Quanto i nostri interessi e le nostre passioni influenzino il nostro operato, non serve raccontarvelo. Ogni elemento che inseriamo nei nostri allestimenti ha una storia, che racconta dove è stato acquistato, come è stato trasformato, e magari quante vite ha già vissuto, ed il bello è proprio questo: “il racconto”.

Ogni viaggio che facciamo, ogni luogo che visitiamo, si svela a noi, ma è nel nostro racconto, sia esso didascalico o fotografico, che sopravvive; allo stesso modo, ogni nostro progetto ha una sua storia, composta da tanti aneddoti e racconti, come quello che stiamo per raccontarvi.

Una domenica assolata, nel mercato più popolare di una Roma che si sta ancora svegliando, su una bancarella affollata di oggetti incrociamo Lui”, non sappiamo bene dirvi cosa fosse, ma al primo sguardo sapevamo cosa sarebbe diventato. Ricorda una voluta barocca, anche se di barocco in realtà non ha nulla, pesa, ha una base rotonda, e senza accorgercene la contrattazione è finita, ed è già nostro.  Rimarrà fermo e immobile per qualche mese, perché questo, come ogni oggetto di cui ci innamoriamo ha bisogno di tempo. Ne ha bisogno lui, e ne abbiamo bisogno noi, perché ogni oggetto ha il suo carattere, e noi vogliamo farne venir fuori sempre gli aspetti migliori”         

   Non limitatevi a guardare, aprite gli occhi per vedere la bellezza che è intorno a voi, perché è ovunque.

Se ci chiedeste di riassumere in due parole il nostro percorso creativo, queste parole sarebbero senz’altro: “Non Convenzionale” . Perché – a costo di ripeterci – creare per noi è un viaggio, e spesso viaggiare implica la necessità di abbattere le barriere e i comprensibili timori di chi si appresta ad intraprendere una nuova

avventura, a rivoluzionare la propria quotidianità.

E sebbene pensiamo che ogni viaggio, esattamente come un abito cucito dal sarto, vada programmato su misura per le esigenze e i desideri di chi lo indosserà, siamo altrettanto convinti che le deviazioni dal percorso

originario, la volontà di non seguire – fosse anche per poche ore – l’ itinerario consigliato, ci dia la possibilità di conoscere ed esplorare mondi nuovi.

Pensare fuori dagli schemi: questa è la parola d’ordine. Ma, per rendervi meglio l’idea, ci piace dirvelo usando l’ inglese, che traduce questa espressione con “think outside the box”: pensare fuori dalla scatola.

Ed è osservandone la superficie di questa che ci viene voglia di smontarla, di scoprire le sue mille possibilità, di trasformarla in qualcosa di nuovo: in un oggetto che nelle pieghe e nel colore di quel materiale, era già, nascosto sotto la superficie: bastava solo aiutarlo a venire fuori!

Proprio così crediamo sia nato anche l’allestimento che vedete in queste immagini.

Un progetto sviluppato attorno ad un elemento con il quale quotidianamente veniamo a che fare; una semplicissima scatola di cartone, inanimata, monocolore scatola, che si scompone e prende vita.

Quando la mamma del piccolo Edoardo ci ha chiesto di aiutarla a festeggiare il primo anno di vita del suo cucciolo, abbiamo provato proprio a pensare “out of the box”; e abbiamo immaginato il “nostro” autunno.

Ci siamo lasciati alle spalle i più classici boschi incantati, i funghi magici o le bacche dei libri di botanica, e partendo proprio da una scatola da imballaggio, abbiamo finito per imbatterci in foglie e ghiande giganti.

E fra queste, ci siamo accorti che un gruppo di animaletti di cartone ci fissava stupito e curioso di capire chi fossero quei due omoni che camminavano con forbici e pennarello bianco tra le fronde del loro bosco.

Eppure ci hanno accolto con dolcezza: il coniglietto ha raccolto le foglie, l’orso le ghiande, il piccolo daino ha aiutato a trasportarle. E mentre loro ci osservavano, una ghirlanda di fiori di quercia si è palesata davanti ai nostri occhi, ed una torta come quelle di un tempo faceva capolino tra le fronde. Viaggiare anche solo con la fantasia, ci permette ogni giorno di imparare cose nuove. La quotidianità ci dà continuamente gli spunti per farlo.

@CREATIVESANDCREATORS@SPRINKLESDRESS

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Federica Consiglio

Il mio obiettivo è guidare i professionisti e le aziende verso una comunicazione visiva efficace del proprio marchio, per rimanere impressi nella mente dei propri clienti o futuri tali.

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